[{"idarticolo":568,"livello":"A","img":"http:\/\/www.evidence.it\/articoli\/immagini\/2021_01\/Long_COVID.jpeg","ordine":1,"titolo":"Linee guida per gestire la long term COVID-19","description":"
In alcune persone la COVID-19 provoca conseguenze a lungo termine che possono avere un impatto significativo sulla qualit\u00e0 della vita. Secondo l\u2019Office for National Statistics, circa una persona su cinque positive alla COVID-19 sviluppa dei sintomi di durata ≥5 settimane. Ci\u00f2 rappresenta una sfida per determinare gli standard clinico-assistenziali, perch\u00e8 non esiste n\u00e9 una definizione clinica condivisa della long term COVID-19, n\u00e9 una chiara definizione del percorso terapeutico. Al fine di supportare i medici, il National Institute for Health and Care Excellence (NICE), lo Scottish Intercollegiate Guidelines Network (SIGN) e il Royal College of General Practitioners (RCGP) hanno elebaorato una linea guida (LG) per il trattamento degli effetti a lungo termine della COVID-19. La LG formula raccomandazioni per l\u2019assistenza di pazienti con segni e sintomi di durata >4 settimane, sviluppati durante o dopo un\u2019infezione compatibile con COVID-19 e che non possono essere spiegati da diagnosi alternative.<\/p>","tipo":"Best practice"},{"idarticolo":562,"livello":"B","img":"http:\/\/www.evidence.it\/articoli\/immagini\/2020_06\/Utilizzo_delle_mascherine_negli_ambienti_pubblici_per_ridurre_il_contagio_da_SARS-COV-2.jpg","ordine":1,"titolo":"Utilizzo delle mascherine negli ambienti pubblici per ridurre il contagio da SARS-COV-2","description":"
Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, ai sensi del DPCM 26 aprile 2020 in Italia vige l\u2019obbligo di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire in maniera continuativa la distanza di sicurezza. Sono esonerati dall\u2019obbligo i bambini al di sotto dei sei anni, nonch\u00e9 le persone con forme di disabilit\u00e0 non compatibili con l\u2019uso continuativo della mascherina, oltre ai soggetti che con questi interagiscono. A tale DPCM se ne sono aggiunti altri due (DPCM 11 giugno 2020 e relativi allegati; DPCM 14 luglio 2020 con sostituzione degli allegati 9 e 15 con gli allegati 1 e 2 e relativa proroga stabilita con DL 83\/2020), oltre all\u2019ordinanza 1 agosto 2020 del Ministro della Salute, che sostanzialmente ribadiscono l\u2019obbligo di mascherina (anche auto-prodotta) in tutti i luoghi chiusi, aperti al pubblico, compresi i mezzi di trasporto e all\u2019aperto qualora non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza.<\/p>\r\n","tipo":"Position Statement GIMBE"},{"idarticolo":558,"livello":"B","img":"http:\/\/www.evidence.it\/articoli\/immagini\/2020_02\/logo_AMSTAR2_evidence.jpg","ordine":2,"titolo":"AMSTAR 2: strumento per la valutazione critica di revisioni sistematiche di trial randomizzati e\/o di studi non randomizzati sull\u2019efficacia degli interventi sanitari","description":"
Con il rapido incremento del numero di pubblicazioni biomediche, rimanere aggiornati utilizzando gli studi primari \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile sia per i clinici che per i policy maker. Di conseguenza, chi deve prendere decisioni in sanit\u00e0 utilizza principalmente le revisioni sistematiche (RS) per garantire un\u2019assistenza sanitaria basata sulle evidenze scientifiche. Le RS consentono di basare le decisioni cliniche su sintesi accurate, affidabili e complete delle migliori evidenze su specifici quesiti, ma accettarne i risultati in maniera acritica \u00e8 rischioso. Tuttavia, anche se sono disponibili linee guida per il reporting delle RS sia di trial controllati randomizzati — randomized controlled trial (RCT), come il PRISMA statement (Preferred Reporting Items for Systematic Review and Meta-Analyses), sia di studi osservazionali, come il MOOSE (Meta-analysis of Observational Studies in Epidemiology), la qualit\u00e0 del reporting di una RS pu\u00f2 riflettere pi\u00f9 la capacit\u00e0 degli autori di scrivere in modo comprensibile che non la metodologia di conduzione della RS stessa, enfatizzando la necessit\u00e0 di strumenti per valutare le modalit\u00e0 di pianificazione e conduzione delle RS. <\/p>\r\n","tipo":"Guidelines & Standards"},{"idarticolo":559,"livello":"B","img":"http:\/\/www.evidence.it\/articoli\/immagini\/2020_03\/Efficacia_delle_misure_di_distanziamento_sociale_per_contrastare_le_pandemie_influenzali.jpg","ordine":3,"titolo":"Efficacia delle misure di distanziamento sociale \r\nper contrastare le pandemie influenzali ","description":"
Le precedenti esperienze di pandemie influenzali, in particolare quella del 2009-2010, hanno dimostrato che \u00e8 impossibile sia contenerla nel luogo in cui emerge, sia di prevenire a medio termine la diffusione internazionale dell\u2019infezione. Considerato che per COVID-19 non sar\u00e0 disponibile un vaccino prima della prossima stagione influenzale e che non disponiamo di farmaci antivirali mirati, le autorit\u00e0 sanitarie possono solo utilizzare le misure di distanziamento sociale per rallentare la trasmissione dell\u2019influenza nella comunit\u00e0, con 3 risultati desiderati.<\/p>","tipo":"Hot topics"},{"idarticolo":556,"livello":"C","img":"","ordine":1,"titolo":"Linee guida per la diagnosi e la terapia dell\u2019ipertensione arteriosa in gravidanza","description":"
L\u2019ipertensione arteriosa (di seguito ipertensione) in gravidanza \u00e8 una condizione comune, che interessa circa il 10% delle donne gravide. Comprende sia l\u2019ipertensione cronica diagnosticata prima della gravidanza o entro la 20a settimana di gestazione, sia quella correlata alla gravidanza che include l\u2019ipertensione gestazionale e la pre-eclampsia. Se non correttamente diagnosticata e trattata, l\u2019ipertensione in gravidanza pu\u00f2 determinare gravi conseguenze per la donna (es. aumento del rischio di stroke) e per il nascituro (es. basso peso alla nascita, rischio aumentato di cure intensive neonatali).<\/p>","tipo":"Best practice"},{"idarticolo":555,"livello":"C","img":"","ordine":2,"titolo":"Linee guida per la diagnosi e la terapia della broncopneumopatia cronica ostruttiva negli adulti\r\n","description":"
Nel Regno Unito 1.300.000 persone convivono con una diagnosi di broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), condizione associata ad una considerevole morbilit\u00e0 e mortalit\u00e0, oltre che causa frequente di ricovero ospedaliero. Il servizio sanitario nazionale inglese ha riconosciuto la BPCO come area di intervento prioritario nel NHS Long Term Plan, anche se l\u2019audit condotto dal Royal College of Physicians identifica alcune gravi carenze: limitata possibilit\u00e0 di offrire la riabilitazione polmonare, insufficiente copertura della vaccinazione antinfluenzale, inadeguato trattamento e supporto per la disassuefazione al fumo.<\/p>","tipo":"Best practice"},{"idarticolo":560,"livello":"C","img":"","ordine":3,"titolo":"Mascherina per tutti? La scienza dice s\u00ec\r\n","description":"
Per fronteggiare la pandemia da coronavirus tutti i governi stanno valutando l\u2019utilizzo di mascherine da parte della popolazione generale, provando a districarsi tra conflittuali raccomandazioni di autorit\u00e0 sanitarie internazionali, nazionali, sino a quelle di singoli esperti e i continui progressi della scienza. Recentemente, un\u2019analisi delle raccomandazioni disponibili e una revisione sistematica sulle prove di efficacia delle mascherine propongono di utilizzare il principio di precauzione come elemento chiave per definire le politiche di prevenzione, anche perch\u00e9 le evidenze indicano sempre di pi\u00f9 che la trasmissione da soggetti asintomatici \u00e8 il \u201ctallone d\u2019Achille\u201d delle strategie per contenere la pandemia. Trisha Greenhalgh e Jeremy Howard, primi autori dei due articoli, hanno realizzato una sintesi per il grande pubblico, qui tradotta e adattata dalla Fondazione GIMBE.<\/p>","tipo":"Hot topics"},{"idarticolo":561,"livello":"C","img":null,"ordine":4,"titolo":"Evidence-based practice del rischio infettivo: conoscenze, percezione ed atteggiamenti degli infermieri. Studio osservazionale multicentrico\r\n","description":null,"tipo":"Ricerca originale"},{"idarticolo":550,"livello":"C","img":null,"ordine":5,"titolo":"Evidence-based Practice: le competenze core \r\nper tutti i professionisti sanitari","description":"
Il termine Evidence-based Medicine \u00e8 stato utilizzato per la prima volta in ambito medico nei primi anni \u201890 ma, visto che il suo utilizzo si \u00e8 progressivamente esteso a tutte le professioni sanitarie, oggi si preferisce utilizzare Evidence-based Practice (EBP). L\u2019EBP fornisce una metodologia per integrare nelle decisioni professionali le evidenze scientifiche con l\u2019esperienza clinica e con i valori e le preferenze dei pazienti. L\u2019implementazione dei princ\u00ecpi dell\u2019EBP ha apportato un notevole contributo al miglioramento della qualit\u00e0 dell\u2019assistenza sanitaria oltre che degli outcome dei pazienti. Negli ultimi vent\u2019anni l\u2019EBP \u00e8 stata progressivamente integrata in tutto il mondo come componente core del curriculum di base, dei programmi specialistici e quelli di formazione continua. Numerose organizzazioni di accreditamento professionale (es. Accreditation Council for Graduate Medical Education in USA) richiedono che tutti coloro che praticano attivit\u00e0 clinica (es. professionisti sanitari e studenti di tutte le discipline) abbiano competenze per l\u2019EBP. La National Academy of Medicine (gi\u00e0 Institute of Medicine), organizzazione no profit indipendente non governativa - che fornisce supporto, consulenza e conduce ricerche sulle principali tematiche dell\u2019assistenza sanitaria - ha riconosciuto l\u2019EBP come competenza core necessaria per il miglioramento continuo della qualit\u00e0 e della sicurezza dell\u2019assistenza sanitaria.<\/p>\r\n","tipo":"Guidelines & Standards"}]